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Riciclo bioplastiche compostabili in Italia: Biorepack supera obiettivi 2030, Valle d’Aosta prima in classifica

Milano, 31 gennaio 2026 – Biorepack, il consorzio nazionale per il riciclo degli imballaggi in bioplastica, ha annunciato oggi di aver già superato l’obiettivo europeo del 2030 sulla raccolta differenziata di questi materiali. A spiccare è la Valle d’Aosta, prima regione in classifica, che va ben oltre la media nazionale. Un risultato che riflette l’impegno concreto di cittadini e istituzioni locali. La notizia è stata data questa mattina a Milano, nella sede del consorzio, durante una conferenza stampa. Un passo avanti importante nella gestione sostenibile dei rifiuti.

Biorepack taglia il traguardo europeo in anticipo

A parlare è stato Marco Versari, presidente di Biorepack, che ha spiegato come il consorzio abbia raggiunto il target europeo “con quattro anni di anticipo”. La direttiva prevedeva un 60% di riciclo degli imballaggi in bioplastica entro il 2030. Oggi si viaggia intorno al 62%, un risultato che non è frutto del caso. Negli ultimi mesi la filiera ha stretto accordi con enti locali e migliorato la raccolta sul territorio. “L’Italia dimostra che quando si fa gioco di squadra può anticipare i tempi,” ha detto Versari con soddisfazione.

A Milano, dove Biorepack ha sede dal 2018, la notizia ha catturato l’attenzione degli operatori del settore ambientale. “La consapevolezza dei cittadini su questi temi è cresciuta molto,” ha raccontato Chiara Binaghi, responsabile comunicazione del consorzio. Ma non tutte le regioni stanno tenendo lo stesso passo.

Valle d’Aosta avanti tutta, Sud ancora indietro

La Valle d’Aosta svetta nel panorama nazionale: qui la raccolta differenziata degli imballaggi in bioplastica supera il 75%, con una media pro capite di quasi 7 kg all’anno. Un dato che supera di oltre il 35% la media italiana, attestata intorno ai 5,2 kg. Dietro questo successo c’è “una rete capillare di punti di raccolta e campagne informative ben mirate,” spiega Stefano Remondini, dirigente regionale.

Diversa invece la situazione al Sud: Calabria e Sicilia si fermano intorno al 30%, molto lontane dai livelli richiesti dall’Europa. Da ottobre scorso Biorepack ha avviato progetti pilota a Palermo, Reggio Calabria e Taranto. “Non basta mettere i bidoni per strada: serve davvero coinvolgere le famiglie,” ammette un tecnico del consorzio che preferisce restare anonimo.

Ambiente e sfide da affrontare

Dal punto di vista ambientale, i dati resi noti oggi trovano conferma nelle analisi del Politecnico di Milano: migliorando la raccolta differenziata delle bioplastiche si stima una riduzione delle emissioni di CO₂ pari a circa 25 mila tonnellate all’anno. Un risultato definito “misurabile e replicabile” dagli esperti, soprattutto se questo modello si estenderà anche alle zone più indietro.

Resta però aperto il problema della qualità della raccolta. “La contaminazione dei materiali è ancora un problema serio,” spiega Monica Giuffrida, esperta nel trattamento dei rifiuti organici. Nei centri urbani più grandi spesso la raccolta non è pulita come dovrebbe essere. Per questo Biorepack sta sperimentando sistemi per tracciare meglio i materiali e introdurre sanzioni graduali per migliorare i risultati.

Cosa aspettarsi dal futuro e il ruolo dei cittadini

Questo anticipo sugli obiettivi europei dà una spinta anche all’industria italiana della bioplastica compostabile. Le aziende coinvolte – circa trenta tra Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto – registrano un aumento delle richieste di prodotti certificati. Assobioplastiche stima che nel 2025 la produzione possa superare le 140 mila tonnellate.

Ma tutto passa dai comportamenti quotidiani delle persone. “L’educazione ambientale resta fondamentale: non possiamo abbassare la guardia,” ha ricordato Versari chiudendo la conferenza. Tra gli ultimi presenti qualcuno commentava: “Solo così potremo davvero parlare di svolta ecologica”.

I risultati raggiunti da Biorepack sono dunque solo un punto di partenza e non un traguardo definitivo. La strada verso una raccolta efficiente e omogenea è ancora lunga. Però l’esperienza della Valle d’Aosta dimostra che quando istituzioni e cittadini fanno squadra si possono ottenere risultati concreti – anche prima delle scadenze fissate da Bruxelles.

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