Roma, 31 gennaio 2026 – Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha appena pubblicato a Stoccolma le nuove linee guida che impongono un cambio di passo nella gestione dei focolai di virus nel Bengala Occidentale. Da lì all’Europa, le autorità sanitarie alzano la guardia: in queste ore, gli aeroporti tra Thailandia e Pakistan sono sotto stretta sorveglianza, con controlli rafforzati dopo che nelle ultime settimane sono arrivati segnali preoccupanti proprio da quella zona dell’India.
Allarme negli scali principali: controlli serrati e reazioni
Nella notte, tra Bangkok e Islamabad, le immagini dei controlli negli aeroporti sono rimbalzate subito sulle agenzie internazionali. Operatori in tuta protettiva hanno misurato la temperatura ai passeggeri provenienti da Calcutta. A Lahore, racconta un testimone italiano, «hanno chiesto a tutti di mostrare la dichiarazione sanitaria prima del controllo passaporti». Secondo fonti locali, i controlli funzionano h24 – un ritmo che ricorda molto quello adottato nel 2020.
Nel dettaglio, l’Ecdc ha invitato i Paesi europei a «potenziare la sorveglianza negli aeroporti internazionali», soprattutto per i voli in arrivo dall’India orientale. Il documento firmato dalla direttrice Andrea Ammon suggerisce una serie di misure concrete: «Screening dei viaggiatori, informazioni chiare agli operatori aeroportuali e possibilità di isolare subito chi presenta sintomi sospetti». È la seconda volta in tre mesi che il centro di Stoccolma interviene su questo fronte.
Il cuore del problema: Bengala Occidentale sotto osservazione
Tutto parte da qui. Il Bengala Occidentale, regione con circa 90 milioni di abitanti e una delle densità più alte al mondo, ha visto nelle ultime due settimane una serie di cluster virali. Le autorità indiane parlano di almeno trenta casi confermati fino al 28 gennaio, ma fonti locali suggeriscono che i numeri reali potrebbero essere più alti. Il virus non è ancora stato identificato ufficialmente; secondo l’istituto virologico di Pune «la sintomatologia sembra quella delle infezioni respiratorie acute».
Il governatore Mamata Banerjee ha convocato lunedì scorso un incontro urgente con i sindaci delle città più importanti della regione. «Serve collaborazione stretta tra ospedali e amministrazione», ha detto. Solo in tarda serata il ministero della Salute centrale ha annunciato l’invio di unità mobili per tracciare i contatti.
Europa in allerta dopo l’allarme Ecdc
La circolare diffusa oggi da Stoccolma non è vincolante – ogni governo potrà decidere come muoversi – ma nei grandi aeroporti italiani si è già attivata una prima fase di verifiche. A Fiumicino e Malpensa, spiegano dalla Polizia di frontiera, «le squadre sanitarie sono pronte a intervenire se le compagnie segnalano casi sospetti». Al momento non risultano collegamenti diretti con i focolai indiani, almeno secondo gli ultimi dati raccolti entro le 18:00.
In Germania e Francia si sono mossi fin da ieri con protocolli simili a quelli indicati dall’Ecdc: tra mezzogiorno e le quattro del pomeriggio sono stati fatti test rapidi su una decina di passeggeri arrivati a Francoforte su un volo Air India. Tutti negativi, riferisce il Robert Koch Institut.
Tensioni tra i viaggiatori: code e domande
Nelle sale d’attesa degli aeroporti europei si percepisce un clima teso. Una coppia romana in partenza per Delhi racconta: «Ci hanno detto che al ritorno potrebbero farci compilare un questionario sanitario. Meglio così, almeno sappiamo che controllano». Uno steward sentito a Malpensa alle 14:30 spiega che «la maggior parte dei passeggeri collabora senza problemi; qualche lamentela arriva solo per i tempi d’attesa più lunghi».
L’Ecdc invita alla cautela ma sconsiglia chiusure o restrizioni generali. «L’obiettivo – scrivono nella nota – è individuare subito eventuali casi importati», senza bloccare traffici o spostamenti non indispensabili.
Che cosa ci aspetta nei prossimi giorni
Nei prossimi giorni è previsto un incontro tra i ministri della Salute europei e gli esperti dell’Ecdc. Si discuterà degli ultimi dati dal Bengala Occidentale e delle possibili conseguenze sui viaggi internazionali. Per ora – ammette un funzionario del Ministero italiano – «non ci sono motivi per allarmarsi». Ma la situazione resta fluida; le prossime 48 ore saranno cruciali per capire se questa ondata di controlli sarà solo temporanea o diventerà la nuova normalità negli aeroporti di mezzo mondo.





